by antonellocamilotto.com

A Chieti un'Academy per formare tecnici in Cybersecurity


Adecco e Leonardo annunciano il lancio a Chieti di un’Academy per la formazione di tecnici esperti in cybersecurity nel settore dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza. Il corso di alta formazione, organizzato in collaborazione con l’Its Academy Sistema Meccanica e Informatica di Lanciano è rivolto a giovani appassionati di informatica che mirano a cogliere le nuove sfide della sostenibilità e della trasformazione digitale: prevederà lezioni teoriche e training on the job per formare veri professionisti nell’ambito della Cybersecurity.


L’Academy, in partenza il 30 ottobre, si terrà nella sede dell’istituto Umberto Pomilio in via Colonnetta, 124, a Chieti.

L’intero percorso sarà inserito nella cornice di un contratto di apprendistato duale, un’opportunità per i candidati per entrare a far parte del team di Leonardo.


Le iscrizioni sono aperte fino all’ 8 ottobre, per maggiori informazioni è possibile consultare il seguente Link: https://adecco.ncoreplat.com/jobposition/323391/tecnico-per-la-cyber-security-chieti-it/rec


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Autore: News 13 agosto 2026
La cybersicurezza non dipende soltanto dalla potenza tecnologica di un Paese. A fare la differenza possono essere anche la qualità delle leggi, l'organizzazione delle strutture pubbliche, la capacità di prevenire gli incidenti e la rapidità con cui le autorità riescono a reagire a un attacco. È quanto emerge dall'ultima fotografia elaborata dall'e-Governance Academy (eGA) estone attraverso il National Cyber Security Index (NCSI), che prende in esame 155 Paesi e territori. Il risultato più sorprendente riguarda l'Albania, che raggiunge il primo posto con un punteggio di 98,33 punti su 100. Al secondo posto si colloca la Repubblica Ceca. La graduatoria non misura semplicemente la quantità di tecnologia disponibile o il livello di digitalizzazione di una nazione, ma valuta soprattutto la capacità concreta dello Stato di organizzare e gestire la propria sicurezza informatica. Il NCSI utilizza 49 indicatori, distribuiti in 12 differenti capacità e raggruppati in tre aree: cybersicurezza strategica, prevenzione e risposta. Vengono quindi considerati elementi come la legislazione nazionale, l'esistenza di organismi specializzati, le strutture dedicate alla sicurezza informatica, i piani per affrontare le emergenze e la cooperazione internazionale. La posizione dell'Albania è particolarmente significativa perché arriva dopo anni nei quali il Paese ha dovuto rafforzare rapidamente le proprie difese digitali. Un grave attacco informatico del 2022 ha rappresentato un punto di svolta, spingendo Tirana verso una riorganizzazione delle strutture e del quadro normativo dedicati alla cybersecurity. L'autorità nazionale albanese per la sicurezza informatica indica oggi il Paese al vertice del NCSI 2026. La classifica mostra inoltre quanto sia riduttivo associare automaticamente la sicurezza informatica alla dimensione economica o tecnologica di uno Stato. La Germania occupa infatti il 13° posto, gli Stati Uniti il 31° e il Regno Unito il 42°. Alle loro spalle figurano anche Paesi come Moldavia, Giordania e Macedonia del Nord. In coda alla graduatoria si trovano invece Micronesia, Palau e Timor Est. È importante, tuttavia, non confondere classifiche differenti. Il NCSI dell'e-Governance Academy non coincide con il Global Cybersecurity Index dell'International Telecommunication Union. Quest'ultimo utilizza una metodologia diversa e, secondo i dati riportati da eGA, vede la Finlandia ai vertici di una graduatoria distinta. Il caso albanese dimostra quindi un principio sempre più importante: la resilienza digitale di un Paese non si costruisce soltanto acquistando tecnologie avanzate. Servono norme adeguate, istituzioni specializzate, personale qualificato, procedure di emergenza e collaborazione tra settore pubblico e privato. In uno scenario internazionale caratterizzato da attacchi sempre più frequenti contro infrastrutture energetiche, telecomunicazioni, sanità, trasporti e sistemi finanziari, queste capacità possono diventare decisive per la sicurezza nazionale. 
Autore: Educazione Digitale 12 agosto 2026
Il rallentamento del Wi-Fi non dipende sempre dalla velocità della linea Internet. Interferenze, distanza dal router, troppi dispositivi collegati e apparecchiature obsolete possono influire sulle prestazioni della rete domestica. Quando il Wi-Fi rallenta, la prima reazione è spesso quella di attribuire il problema al proprio operatore Internet. In realtà, una connessione apparentemente lenta può avere origine all'interno della stessa abitazione. Il segnale wireless deve infatti attraversare ambienti, ostacoli e dispositivi elettronici, mentre il router deve gestire contemporaneamente le richieste di numerosi apparecchi. Una delle prime operazioni da provare è il riavvio del modem o router. Come un piccolo computer, anche questo dispositivo può accumulare errori o trovarsi in una situazione di funzionamento non ottimale. Spegnerlo, scollegarlo dall'alimentazione per circa un minuto e riaccenderlo può risolvere alcuni problemi temporanei. Un'altra possibile causa è la congestione della rete locale. Smart TV, smartphone, computer, console e altri dispositivi possono utilizzare contemporaneamente la connessione per streaming, download, aggiornamenti e videochiamate. Quando il traffico aumenta, le prestazioni percepite possono diminuire. Nei router che lo supportano, la funzione QoS (Quality of Service) consente di assegnare una maggiore priorità alle attività più importanti. Anche la posizione del router ha un ruolo determinante. Muri spessi, cemento armato, mobili e altri ostacoli possono attenuare il segnale radio. Per questo è preferibile collocare il dispositivo in una posizione relativamente centrale e rialzata, evitando di nasconderlo dentro mobili o in prossimità di ostacoli. Occorre inoltre considerare le diverse bande Wi-Fi. La frequenza a 2,4 GHz offre generalmente una maggiore copertura e riesce a superare meglio gli ostacoli, ma è più esposta alle interferenze e offre prestazioni inferiori rispetto ai 5 GHz. Quest'ultima banda permette normalmente velocità più elevate e può essere particolarmente indicata per streaming e gaming, ma la sua portata è più limitata. La scelta della banda, quindi, dovrebbe dipendere dalla distanza dal router e dal tipo di utilizzo. In ambienti con molte abitazioni vicine, anche la presenza di numerose reti wireless può creare interferenze. La modifica del canale utilizzato dal router può contribuire a ridurre le sovrapposizioni e rendere la connessione più stabile. Non bisogna infine trascurare la parte fisica e i dispositivi collegati. Cavi Ethernet danneggiati o collegati male possono provocare problemi, così come computer, smartphone o tablet dotati di hardware datato o driver di rete non aggiornati. In alcuni casi, inoltre, un dispositivo può sembrare lento a causa di applicazioni in esecuzione o di altri problemi locali, anche quando la rete funziona correttamente.  Il punto fondamentale è quindi distinguere un problema della linea Internet da un problema della rete domestica. Controllare router, posizione, interferenze, banda utilizzata, numero di dispositivi e condizioni dell'hardware permette spesso di individuare il vero collo di bottiglia senza interventi complessi.
Autore: News 12 agosto 2026
Spotify si prepara a introdurre un nuovo sistema per rendere più riconoscibili gli artisti la cui identità è stata interamente generata dall’intelligenza artificiale. Il badge “AI Persona”, previsto a partire da metà settembre, comparirà sui profili interessati e consentirà agli utenti di distinguere più facilmente un artista virtuale da un musicista o da una band reale. L’etichetta riguarderà l’identità dell’artista e non semplicemente l’utilizzo dell’IA nella produzione musicale. Un musicista umano che impiega strumenti di intelligenza artificiale per comporre o produrre un brano non sarà quindi automaticamente classificato come AI Persona. Spotify dispone infatti di strumenti separati, come gli AI Credits, per indicare l’eventuale impiego dell’IA nella realizzazione della musica. Gli artisti potranno dichiarare volontariamente di rappresentare un’identità artificiale attraverso Spotify for Artists. La piattaforma potrà inoltre individuare autonomamente i profili sospetti, contrassegnandoli come “Likely AI Persona”. Gli interessati potranno confermare la classificazione oppure contestarla. Spotify limiterà inoltre la presenza delle AI Persona nelle raccomandazioni automatiche e nelle playlist editoriali, salvo quando l’utente dimostri volontariamente interesse per questi artisti. La decisione arriva mentre la musica generata dall’IA cresce rapidamente e aumenta il rischio di contenuti prodotti in massa o utilizzati per ottenere ascolti artificiali. Il nuovo badge rappresenta quindi un tentativo di aumentare la trasparenza e aiutare gli utenti a comprendere meglio chi, o cosa, si trova realmente dietro un profilo musicale. 
Autore: News 12 agosto 2026
La lotta alla pirateria online potrebbe entrare in una nuova fase a livello europeo. Uno studio commissionato dal Parlamento europeo e presentato alla Commissione Affari giuridici (JURI) evidenzia infatti i limiti dell’attuale approccio dell’Unione e suggerisce di introdurre un quadro normativo vincolante per contrastare con maggiore rapidità la diffusione illegale di eventi sportivi e altri contenuti trasmessi in diretta. Il tema centrale è la velocità. Nel caso degli eventi live, infatti, il valore economico dei contenuti è strettamente legato alla loro trasmissione in tempo reale: un intervento effettuato a distanza di ore o giorni può risultare sostanzialmente inutile. Secondo lo studio, la raccomandazione adottata dalla Commissione europea non ha prodotto risultati sufficienti e le risposte dei singoli Stati rimangono troppo frammentate. Tra le possibili soluzioni viene indicato un sistema basato su ordini di blocco dinamici, in grado di intervenire anche mentre una trasmissione è in corso. L'obiettivo sarebbe coinvolgere non soltanto i tradizionali provider Internet, ma anche altri intermediari tecnici, come fornitori DNS, CDN e, in determinate circostanze, VPN. In questo scenario l'esperienza italiana assume particolare rilevanza. Piracy Shield, operativo dal febbraio 2024 e coordinato da AGCOM, consente ai titolari dei diritti di segnalare domini e indirizzi IP associati alla diffusione illegale di contenuti. Gli operatori interessati devono procedere al blocco entro un massimo di 30 minuti dalla segnalazione prevista dal sistema. L'eventuale estensione del modello italiano a livello europeo non sarebbe però priva di criticità. Lo stesso studio riconosce i possibili effetti collaterali dei blocchi basati su IP e DNS: un singolo indirizzo può infatti ospitare più servizi e siti perfettamente legittimi, con il rischio che un provvedimento destinato a fermare un contenuto pirata finisca per rendere irraggiungibili anche risorse lecite. Il dibattito europeo dovrà quindi trovare un equilibrio tra due esigenze contrapposte: rendere realmente efficace il contrasto alla pirateria delle trasmissioni live e garantire al tempo stesso adeguate tutele per operatori, servizi legittimi e utenti. La proposta contenuta nello studio non significa dunque che l'Unione europea abbia già deciso di adottare Piracy Shield in tutti gli Stati membri. Si tratta piuttosto di una raccomandazione contenuta in un'analisi commissionata dal Parlamento, che potrebbe contribuire al futuro confronto legislativo sulla pirateria digitale. Se un intervento europeo dovesse concretizzarsi, il modello italiano potrebbe quindi diventare un punto di riferimento per una disciplina comune, trasformando un sistema oggi circoscritto a un singolo Paese in un possibile standard europeo per il contrasto allo streaming illegale in tempo reale. 
Autore: News 11 agosto 2026
Per alcuni utenti cinesi, l’intelligenza artificiale non era più soltanto uno strumento per ottenere informazioni o svolgere attività quotidiane. Era diventata una presenza costante, capace di ascoltare, conversare, offrire compagnia e, in alcuni casi, assumere il ruolo di un vero e proprio partner virtuale. Ora questa forma di relazione digitale sta entrando in una nuova fase, dopo l’introduzione in Cina di norme più restrittive sull’utilizzo dei sistemi di IA. Sono in vigore nuove disposizioni che impongono alle piattaforme di evitare contenuti o funzioni in grado di manipolare le emozioni degli utenti, incoraggiare comportamenti considerati dannosi o favorire forme di dipendenza, con particolare attenzione a bambini e adolescenti. Tra gli obiettivi dichiarati c’è anche quello di impedire che un servizio di IA finisca per sostituire le normali relazioni sociali e le conversazioni faccia a faccia. L'impatto delle nuove regole è stato immediato. Alcuni dei principali gruppi tecnologici cinesi hanno iniziato a ritirare o modificare i propri servizi dedicati ai compagni artificiali. Tra le aziende coinvolte figurano ByteDance, Alibaba e Tencent, che avevano sviluppato piattaforme capaci di creare interazioni personalizzate con personaggi generati dall’intelligenza artificiale. La decisione ha avuto conseguenze che vanno ben oltre la semplice chiusura di un'applicazione. Alcuni utenti avevano costruito nel tempo vere e proprie relazioni con i propri compagni digitali, accumulando migliaia di conversazioni e sviluppando un forte legame affettivo.  Una giovane utente, citata nel reportage, aveva scambiato con il proprio compagno virtuale circa 700 mila parole nell’arco di due anni. La fine improvvisa del servizio le ha impedito persino di salutare quella presenza digitale con cui aveva condiviso una parte importante della propria quotidianità. Quando l'IA diventa una presenza emotiva I cosiddetti AI companion rappresentano una delle evoluzioni più controverse dell'intelligenza artificiale generativa. Non si limitano a rispondere alle domande, ma sono progettati per mantenere una relazione continuativa con l'utente, ricordarne le preferenze, adattare il proprio comportamento e simulare caratteristiche tipiche delle relazioni umane. In Cina questi servizi comprendono anche ricostruzioni digitali di persone scomparse, oltre ai più comuni partner romantici virtuali. La tecnologia può quindi assumere un ruolo particolarmente delicato, soprattutto quando l'utente attribuisce al sistema una personalità autonoma e un valore affettivo. Le autorità cinesi sembrano voler intervenire proprio su questo confine sempre più sottile tra assistenza digitale e sostituzione delle relazioni umane. Le nuove norme chiedono alle piattaforme di evidenziare i rischi associati a un uso eccessivo e di evitare che i loro servizi siano concepiti come sostituti delle interazioni sociali tradizionali. Il precedente americano Tra le possibili ragioni che hanno contribuito alla maggiore attenzione dei regolatori cinesi ci sono anche alcuni casi verificatisi negli Stati Uniti, dove sono stati segnalati episodi estremamente gravi che hanno coinvolto giovani utenti e chatbot utilizzati come compagni virtuali. Secondo alcuni esperti, queste vicende hanno rafforzato i timori legati agli effetti psicologici che possono derivare da rapporti prolungati con sistemi progettati per simulare empatia, comprensione e vicinanza emotiva. La questione non riguarda quindi soltanto la sicurezza dei minori, ma più in generale il modo in cui l'IA può influenzare le abitudini e il comportamento delle persone. La regolamentazione cinese cerca così di trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, tutela degli utenti e responsabilità dei fornitori. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, è improbabile che la stretta possa fermare definitivamente lo sviluppo dei compagni artificiali. Le aziende, infatti, stanno già cercando nuove formule per mantenere alcune delle funzionalità precedenti senza violare le nuove disposizioni. ByteDance, per esempio, ha indirizzato gli utenti del proprio precedente servizio verso un'applicazione orientata alla creazione di personaggi e storie personalizzate generate dall'IA. Una soluzione che conserva parte dell'esperienza, ma elimina l'elemento della relazione personale continuativa. Gli utenti cercano di recuperare i propri compagni La chiusura dei servizi ha provocato anche reazioni sui social network. Alcuni utenti hanno contestato le decisioni delle aziende, mentre altri hanno cercato soluzioni alternative per non perdere le conversazioni accumulate nel tempo. In diversi casi, le cronologie delle chat sono state esportate e trasferite su altre applicazioni nel tentativo di ricostruire il proprio compagno virtuale. Sono inoltre comparsi appelli rivolti alle aziende tecnologiche e alle autorità per chiedere maggiore attenzione nei confronti degli utenti che avevano sviluppato un legame emotivo con questi sistemi. Il fenomeno evidenzia una trasformazione importante nel rapporto tra persone e tecnologia. Per una parte degli utenti, infatti, il chatbot non rappresenta più semplicemente un software, ma una presenza con cui condividere pensieri, problemi e momenti di solitudine. Proprio questo aspetto rende complessa la regolamentazione. Da una parte esiste il rischio concreto che un'intelligenza artificiale progettata per mantenere l'utente coinvolto possa favorire isolamento e dipendenza. Dall'altra, per alcune persone che vivono situazioni di solitudine o che hanno difficoltà a costruire relazioni nella vita reale, questi strumenti possono rappresentare una forma di compagnia percepita come significativa. Il futuro dei rapporti con l'intelligenza artificiale La decisione cinese apre quindi una questione destinata a diventare sempre più rilevante anche fuori dalla Cina: fino a che punto un'intelligenza artificiale dovrebbe poter simulare una relazione umana? La crescita dei companion AI sta trasformando il concetto stesso di assistente digitale. Se i primi chatbot erano progettati principalmente per rispondere alle richieste dell'utente, le nuove generazioni cercano invece di creare continuità, familiarità e coinvolgimento emotivo. La Cina ha scelto di intervenire preventivamente, imponendo limiti alla progettazione e agli obiettivi di questi servizi. Ma la tecnologia continua a evolversi e le aziende stanno già cercando nuovi modi per mantenere le persone coinvolte senza presentare l'IA come un sostituto delle relazioni umane. La vicenda dei compagni virtuali cinesi mostra così uno dei dilemmi centrali dell'era dell'intelligenza artificiale: quando una macchina diventa capace di offrire compagnia, ricordare le nostre conversazioni e adattarsi alle nostre emozioni, stabilire il confine tra strumento tecnologico e relazione simulata diventa sempre più difficile.
Autore: News 11 agosto 2026
Per chi vuole trasformare YouTube in una fonte di reddito, il percorso potrebbe diventare sensibilmente più impegnativo. La piattaforma ha annunciato una revisione dei requisiti del YouTube Partner Program (YPP), il programma attraverso cui i creator possono ottenere una quota dei ricavi generati dalla pubblicità e dagli abbonamenti Premium. Le nuove condizioni entreranno in vigore dal 1° febbraio 2027 e riguarderanno principalmente i creator che entreranno nel programma da quella data. Chi è già stato ammesso, circa 3 milioni di canali, conserverà invece il proprio status. La modifica più significativa riguarda le soglie necessarie per accedere alla monetizzazione pubblicitaria. Le attuali 4.000 ore di visualizzazione qualificate negli ultimi 12 mesi diventeranno 8.000. Per i contenuti Shorts, invece, il requisito passerà da 10 a 20 milioni di visualizzazioni qualificate nell'arco di 90 giorni. Rimarrà invariato il requisito dei 1.000 iscritti. Si tratta del cambiamento più rilevante dei criteri di accesso al programma dal 2018. La decisione arriva in un momento in cui la quantità di contenuti pubblicati sulla piattaforma è cresciuta enormemente. YouTube segnala che gli Shorts raggiungono oggi circa 200 miliardi di visualizzazioni quotidiane, rispetto ai 70 miliardi registrati nel 2024. Anche la fruizione attraverso i televisori ha raggiunto livelli importanti, con oltre un miliardo di ore di video guardate ogni giorno. L'obiettivo dichiarato è concentrare maggiormente le opportunità economiche sui canali capaci di generare un pubblico consistente. Per i piccoli creator, tuttavia, la conseguenza è evidente: serviranno più contenuti, maggiore capacità di attrarre pubblico e soprattutto una crescita più rapida prima di poter accedere ai ricavi pubblicitari. Anche gli Shorts diventano più selettivi La stretta non riguarda soltanto chi vuole entrare nel Partner Program. Dal febbraio 2027 cambieranno anche le condizioni per ottenere entrate attraverso lo Shorts Creators Pool. I creator già presenti nello YPP dovranno mantenere almeno 10 milioni di visualizzazioni qualificate degli Shorts nell'arco di una finestra mobile di 90 giorni per continuare a ricevere i relativi ricavi. Il mancato raggiungimento della soglia non comporterà l'espulsione dal Partner Program, ma interromperà temporaneamente gli introiti provenienti dagli Shorts. Una volta superato nuovamente il limite, la monetizzazione verrà ripristinata. YouTube sostiene che i creator che ottengono già ricavi significativi dagli Shorts non dovrebbero risentire particolarmente della modifica, ma non ha fornito dati sulla quantità di canali che potrebbero invece essere penalizzati. Premium Lite e nuove opportunità per i creator Parallelamente all'inasprimento dei requisiti, YouTube punta a rafforzare altre forme di remunerazione. La piattaforma ha annunciato l'estensione di Premium Lite a tutti i Paesi nei quali è disponibile YouTube Premium. Una parte particolarmente interessante riguarda la distribuzione dei ricavi: il 60% dei ricavi netti derivanti dagli abbonamenti Premium Lite sarà destinato a un fondo per i creator, contro il 30% previsto dal piano Premium standard. La ripartizione rimarrà invece del 55% per i video tradizionali e del 45% per gli Shorts. YouTube ha inoltre anticipato nuovi incentivi collegati allo Shopping, alle collaborazioni con i marchi e alla capacità dei creator di generare o amplificare nuove tendenze. Per queste iniziative, però, non sono ancora stati comunicati né gli importi né le date precise di attivazione. Per i creator già iscritti al Partner Program c'è infine una scadenza importante: le nuove condizioni dovranno essere accettate entro il 31 gennaio 2027. In caso contrario, la piattaforma prevede la sospensione dei ricavi. La direzione scelta da YouTube appare quindi piuttosto chiara: la monetizzazione resta disponibile, ma conquistare l'accesso ai ricavi pubblicitari richiederà risultati molto più consistenti. In un ecosistema nel quale la quantità di contenuti continua a crescere rapidamente, ottenere visibilità non significa più soltanto pubblicare con regolarità. Per i nuovi creator, la vera sfida sarà riuscire a costruire in tempi relativamente brevi un pubblico abbastanza ampio da superare le nuove barriere di accesso. 
Autore: News 11 agosto 2026
Esami orali, monitoraggio degli schermi e più compiti svolti in classe: Copenaghen rafforza i controlli per contrastare l’uso dell’intelligenza artificiale negli elaborati scolastici. L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più profondamente nel mondo dell’istruzione e, insieme alle nuove opportunità, porta con sé un problema difficile da ignorare: come distinguere il lavoro realmente svolto da uno studente da quello prodotto, in tutto o in parte, da un sistema generativo? La Danimarca ha deciso di intervenire introducendo nuove misure nelle scuole secondarie superiori. L’annuncio è arrivato dal ministro dell’Istruzione Magnus Heunicke, che ha definito necessario agire rapidamente di fronte alla crescita dei casi di copiatura attraverso l’IA. Le nuove disposizioni prevedono innanzitutto che gli elaborati scritti svolti a casa possano essere seguiti da una discussione orale. Lo studente dovrà quindi dimostrare davanti agli insegnanti di conoscere realmente il contenuto e il percorso che ha portato alla realizzazione del lavoro. La misura riguarda anche la SSO, una delle principali prove scritte delle scuole superiori danesi, sostenuta ogni anno da circa 9.000 studenti. L'obiettivo è rendere più difficile presentare come proprio un elaborato generato con l'aiuto di strumenti di intelligenza artificiale. Un secondo intervento riguarda gli esami scritti svolti a scuola. Gli istituti dovranno utilizzare sistemi in grado di monitorare l'attività sugli schermi dei computer e saranno inoltre chiamati a impiegare firewall per limitare l'accesso ai contenuti online durante le lezioni e le prove. Il governo danese punta anche a riportare una parte delle attività scritte all’interno dell’ambiente scolastico. Gli studenti saranno infatti incoraggiati a svolgere più compiti in classe, in condizioni controllate. In questo modo gli insegnanti potranno seguire meglio il processo di elaborazione, fornire indicazioni durante il lavoro e disporre di elementi più affidabili per la valutazione. La strategia danese non rappresenta quindi un semplice divieto dell’IA. Il problema affrontato dal governo è soprattutto quello di preservare il valore della valutazione scolastica in un momento in cui gli strumenti generativi possono produrre rapidamente testi articolati, risposte e interi elaborati. La questione riguarda ormai numerosi sistemi educativi. La diffusione dell’IA generativa sta costringendo scuole e governi a ripensare il modo in cui vengono assegnati e valutati i compiti. Anche altri Paesi europei stanno affrontando un aumento dei casi di utilizzo non autorizzato dell’IA da parte degli studenti. Per la Danimarca, la sfida sarà trovare un equilibrio tra controllo e innovazione. L’intelligenza artificiale è destinata a diventare uno strumento sempre più presente nella formazione e nel lavoro, ma secondo il governo non deve sostituire le competenze personali, la capacità di ragionamento e l’autonomia degli studenti. Le nuove regole rappresentano dunque un primo tentativo di adattare gli esami all’epoca dell’IA: non impedire necessariamente agli studenti di utilizzare la tecnologia, ma verificare che dietro un elaborato ci siano ancora conoscenze, comprensione e capacità di pensare in modo autonomo. 
Autore: Focus 11 agosto 2026
Mentre l’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente il settore tecnologico, una parte della comunità digitale guarda nella direzione opposta: verso il passato. Vecchi computer, periferiche e sistemi informatici che per molti rappresentano semplicemente tecnologia superata stanno diventando oggetti da conservare, restaurare e utilizzare nuovamente. Il fenomeno del collezionismo di computer d’epoca è in crescita e coinvolge appassionati negli Stati Uniti, ma anche in diversi Paesi europei. Alla base non c’è soltanto la nostalgia per una tecnologia ormai scomparsa, ma anche il desiderio di comprendere concretamente come sono nate le macchine che hanno contribuito a costruire l’attuale società digitale. Dalla nostalgia alla conservazione della storia tecnologica Tra i protagonisti di questa comunità c’è Josh Dersch, ingegnere software di Seattle che possiede oltre 200 computer e dispositivi storici. Per lui il fascino di queste macchine deriva soprattutto dalla possibilità di studiarne il funzionamento, individuare i guasti e riportarle in vita. Il principio è quasi opposto a quello che guida oggi l'industria tecnologica. Se la Silicon Valley investe enormi risorse nell'intelligenza artificiale e nelle tecnologie del futuro, i collezionisti cercano di impedire che le generazioni precedenti di computer vengano dimenticate. Atari, Commodore, IBM e molti altri marchi rappresentano infatti gli antenati dei personal computer moderni, degli smartphone e dei dispositivi indossabili. Oggetti che un tempo erano strumenti rivoluzionari possono oggi apparire rudimentali, ma raccontano le tappe attraverso cui l'informatica è arrivata alla sua forma attuale. Per gli appassionati, inoltre, recuperare il suono di un vecchio computer che si avvia, rivedere un'interfaccia ormai scomparsa o tornare a giocare con titoli come Pong e Space Invaders significa anche recuperare una parte della memoria della cultura digitale. I computer vintage diventano oggetti da collezione La crescita dell'interesse è evidente anche negli eventi dedicati all'informatica storica. All'inizio di agosto 2026, il Vintage Computer Festival di Mountain View, in California, ha attirato più di 3.500 visitatori in due giornate. L'edizione era dedicata anche al cinquantesimo anniversario della fondazione di Apple, avvenuta nel 1976 nella vicina Cupertino. Tra gli appuntamenti c'è stato un incontro con Steve Wozniak e Ronald Wayne, due dei cofondatori della società, che hanno ripercorso gli inizi dell'azienda prima della sua trasformazione in uno dei principali protagonisti dell'industria tecnologica mondiale. Il festival californiano è soltanto uno dei numerosi appuntamenti dedicati ai computer storici. Eventi analoghi si sono diffusi in Nord America, Sud America ed Europa, contribuendo alla formazione di una rete internazionale di appassionati. Parallelamente è aumentata anche la domanda sui mercati online. Alcuni modelli particolarmente rari possono raggiungere quotazioni molto elevate: un esemplare di Apple-1, il primo computer prodotto da Apple, può arrivare a valere centinaia di migliaia di euro. Lo Xerox Alto e le origini dell'interfaccia grafica Tra le macchine più significative della storia dell'informatica c'è lo Xerox Alto, sviluppato negli anni Settanta presso lo Xerox Palo Alto Research Center. Dersch ha dedicato anni al restauro di uno di questi sistemi, considerato uno dei precursori fondamentali del computer moderno. L'Alto introdusse concetti che oggi sembrano scontati: l'utilizzo del mouse e un'interfaccia grafica basata su finestre, icone e cursori, superando il modello del semplice testo visualizzato sullo schermo. Quelle soluzioni avrebbero avuto un'influenza enorme sull'evoluzione successiva dei personal computer e contribuirono a ispirare anche il lavoro di Steve Jobs e Bill Gates. Restaurare un sistema di questo tipo non significa quindi soltanto rimettere in funzione un vecchio apparecchio. Significa riportare alla luce una fase cruciale della storia tecnologica e consentire alle nuove generazioni di vedere direttamente come funzionavano strumenti progettati decenni prima dell'era di Internet, degli smartphone e dell'intelligenza artificiale. Quando una passione diventa difficile da gestire Il collezionismo può però trasformarsi rapidamente in qualcosa di molto più impegnativo di un semplice hobby. Erik Klein, presidente della Vintage Computer Federation, è arrivato a possedere circa 150 sistemi completi, accompagnati da accessori, documentazione originale e confezioni. La quantità di materiale era diventata così grande da occupare armadi e garage e da trasformare quella che era nata come una passione in un problema concreto per la sua vita familiare. Klein ha quindi scelto di ridimensionare la raccolta, vendendo o regalando gran parte dei computer e conservando soltanto alcuni dei pezzi a cui era maggiormente legato. Oggi dedica la propria esperienza all'organizzazione di festival, laboratori di riparazione e occasioni di scambio tra collezionisti. Una comunità internazionale in continua crescita La storia dei festival dedicati ai computer vintage risale almeno al 1997, quando Sellam Ismail organizzò il primo evento, raccogliendo circa 150 appassionati in California. Da allora il movimento si è progressivamente ampliato. Ismail ha contribuito alla nascita della Vintage Computer Federation e ha favorito la diffusione di iniziative analoghe anche fuori dagli Stati Uniti, tra cui eventi in Argentina, Germania e Svizzera. La crescita della comunità dimostra come il computer vintage non sia più soltanto una curiosità per pochi nostalgici. Per molti appassionati rappresenta un modo concreto per preservare la memoria dell'informatica, imparare come funzionavano le tecnologie del passato e comprendere meglio l'evoluzione che ha portato all'attuale ecosistema digitale. Il passato mentre l'IA corre verso il futuro Il successo del collezionismo di computer d'epoca crea così un curioso contrasto con l'attuale rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Da una parte, aziende e ricercatori lavorano su sistemi sempre più potenti, automazione avanzata e nuove forme di interazione uomo-macchina. Dall'altra, una comunità crescente dedica tempo e risorse a computer con capacità infinitamente inferiori a quelle di uno smartphone contemporaneo. Il valore di queste macchine, però, non è misurabile soltanto in termini di prestazioni. Un vecchio Commodore, un Atari, un IBM o uno Xerox Alto rappresentano una testimonianza materiale delle tappe che hanno trasformato l'informatica da tecnologia pionieristica a infrastruttura essenziale della vita quotidiana. In questo senso, mentre l'IA accelera verso il futuro, il recupero dei computer vintage assume quasi il significato di una forma di archeologia digitale: conservare gli strumenti del passato per non perdere la memoria del percorso che ha portato alla tecnologia del presente. 
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