Educazione Digitale

Paesi con i più elevati livelli di tracciamento e sorveglianza digitale degli utenti

Negli ultimi anni il tema del tracciamento digitale degli utenti è diventato centrale nel dibattito su privacy, sicurezza e diritti digitali. In diversi paesi del mondo, governi e grandi piattaforme tecnologiche raccolgono quantità molto elevate di dati sugli utenti, attraverso sistemi di sorveglianza, app, servizi online e infrastrutture di telecomunicazione.


Di seguito una panoramica dei paesi più spesso citati per l’intensità e la pervasività del tracciamento digitale.


Cina

E' frequentemente indicata come uno dei paesi con il più esteso sistema di sorveglianza digitale al mondo. Il monitoraggio avviene attraverso una combinazione di telecamere di riconoscimento facciale, controllo delle piattaforme online nazionali e sistemi di “social credit” in alcune aree o contesti sperimentali. L’ecosistema digitale è fortemente integrato con le autorità pubbliche, rendendo possibile una raccolta dati su larga scala.


Stati Uniti

Presenta un modello diverso, basato su una forte presenza di aziende private nel settore tecnologico. Gran parte del tracciamento avviene tramite piattaforme digitali, social network, motori di ricerca e servizi online che raccolgono dati per finalità pubblicitarie. Inoltre, esistono programmi di sorveglianza legati alla sicurezza nazionale che hanno sollevato ampi dibattiti pubblici sulla privacy.


Russia

E' spesso citata per il controllo esercitato sulle comunicazioni digitali e sull’accesso a internet. Le autorità possono richiedere dati agli operatori e monitorare le attività online, con una legislazione che facilita l’accesso alle informazioni degli utenti da parte dello Stato in nome della sicurezza e del controllo dell’informazione.


India

Ha sviluppato negli ultimi anni una delle più grandi infrastrutture di identificazione digitale al mondo, con sistemi che collegano identità, servizi pubblici e dati biometrici. Questo ha portato a un aumento significativo della raccolta centralizzata di dati personali, soprattutto in ambito amministrativo e digitale.


Regno Unito

E' noto per avere una delle reti di videosorveglianza più capillari in Europa, soprattutto nelle grandi città. Sebbene la normativa sulla protezione dei dati sia relativamente rigorosa, l’uso di telecamere e sistemi di monitoraggio urbano è molto diffuso.


Considerazioni finali


Il livello di tracciamento degli utenti non dipende solo dal governo, ma anche dall’interazione tra legislazioni nazionali, aziende tecnologiche e infrastrutture digitali. In molti casi, la raccolta dei dati avviene in modo invisibile all’utente attraverso app, servizi online e dispositivi connessi.


Il tema rimane complesso e in continua evoluzione, soprattutto con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie di riconoscimento e analisi dei dati, che rendono il tracciamento sempre più sofisticato e pervasivo.


© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼

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Autore: News 3 giugno 2026
Il Parlamento europeo si prepara a sostituire Google con Qwant come motore di ricerca predefinito sui computer in uso all'interno dell'istituzione. La scelta, anticipata da una comunicazione interna visionata da POLITICO, si inserisce nella strategia europea per rafforzare la sovranità digitale e la tutela della privacy. Qwant, sviluppato dall'omonima società francese e online dal 2013, si distingue per un approccio orientato alla protezione dei dati personali. Il servizio promuove infatti un modello che non basa la propria attività sulla raccolta delle informazioni degli utenti, proponendosi come alternativa ai grandi operatori del settore. Secondo quanto riportato nella comunicazione, il passaggio da Google a Qwant riflette l'impegno del Parlamento europeo nel ridurre la dipendenza da tecnologie extraeuropee e nel favorire soluzioni sviluppate all'interno dell'Unione. Nonostante la sua presenza sul mercato sia ancora limitata, con una quota inferiore all'1% a livello globale, Qwant rappresenta una delle principali alternative europee a Google, che continua a detenere una posizione dominante nel settore delle ricerche online. L'annuncio ufficiale potrebbe arrivare nelle prossime ore insieme al Tech Sovereignty Package, il pacchetto di iniziative con cui Bruxelles punta a rafforzare l'autonomia tecnologica del continente e a ridurre la dipendenza da fornitori stranieri, in particolare statunitensi. Dal punto di vista dell'utilizzo, Qwant offre un'esperienza molto simile a quella dei motori di ricerca tradizionali: una barra di ricerca da cui accedere ai risultati indicizzati sul web. Sono inoltre disponibili una versione dedicata ai più giovani, Qwant Junior, e applicazioni per dispositivi Android e iOS. 
Autore: News 3 giugno 2026
Meta ha annunciato l’estensione a livello globale delle restrizioni già introdotte su Instagram per gli account degli adolescenti anche su Facebook e Messenger. Le misure, ispirate ai criteri di classificazione dei contenuti per minori, puntano a limitare l’esposizione a contenuti inappropriati e a ridurre le interazioni con adulti sconosciuti. Su Facebook, la nuova impostazione predefinita 13+ nasconde agli adolescenti contenuti ritenuti non adatti presenti nel Feed e nei Reel e limita l’interazione con Profili, Pagine, Gruppi ed Eventi che pubblicano prevalentemente questo tipo di contenuti. Su Messenger, invece, vengono ridotte le possibilità di visualizzare link a contenuti inappropriati su Facebook e di entrare in contatto con account che condividono principalmente materiale non adatto ai minori. Entro la fine dell’anno arriverà inoltre su Facebook e Messenger la modalità “Limited Content”, che consentirà ai genitori di applicare restrizioni più severe, bloccando una quantità maggiore di contenuti e disattivando la possibilità di visualizzare, scrivere o ricevere commenti ai post. Parallelamente, Meta sta testando su Instagram una nuova funzione dedicata agli account con impostazione 13+. L’obiettivo è ridurre la presenza ripetitiva di contenuti legati a temi sensibili come ansia, perdita di peso e nutrizione nei Feed, nella sezione Esplora e nei Reel. Pur non violando le regole della piattaforma, un’esposizione eccessiva a questi argomenti potrebbe avere effetti negativi sul benessere psicologico degli adolescenti. 
Autore: News 3 giugno 2026
L’aumento dei casi di ansia, stress e depressione sta spingendo un numero crescente di persone a cercare supporto psicologico attraverso i chatbot basati sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, la fiducia in questi strumenti non sempre si traduce in soddisfazione: il 45% degli utenti dichiara infatti di non essere soddisfatto dei consigli ricevuti. È quanto emerge dall’ultima edizione del rapporto annuale Mind Health, realizzato da AXA e IPSOS, secondo cui oltre sei persone su dieci utilizzano l’IA per ottenere indicazioni sulla propria salute mentale. Lo studio evidenzia inoltre che il 68% della popolazione mondiale è potenzialmente interessato da disturbi come ansia, stress o depressione, anche in forma lieve. Tra i giovani tra i 18 e i 24 anni la percentuale raggiunge l’85%. L’indagine, condotta tra il 12 gennaio e il 16 febbraio 2026, ha coinvolto 19.000 adulti di età compresa tra 18 e 75 anni in 18 Paesi. Dai risultati emerge che il 46% degli intervistati si sente in difficoltà o emotivamente "spento", mentre il 65% afferma di sentirsi frequentemente abbattuto e demoralizzato. I dati mostrano che i giovani adulti sono i più esposti ai problemi di salute mentale. Il 43% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni presenta livelli gravi o molto gravi di depressione, ansia o stress, una quota quasi doppia rispetto alla media globale del 26%. Secondo i ricercatori, questa generazione si distingue anche per una maggiore apertura nel parlare di salute mentale, nella ricerca di aiuto e nell’utilizzo di strumenti digitali per affrontare il disagio psicologico. Tra i fattori che contribuiscono al peggioramento del benessere mentale, lo studio individua l’uso eccessivo di schermi e dispositivi digitali. In media, le persone trascorrono 5,1 ore al giorno davanti a uno schermo, escluse le attività legate al lavoro, allo studio e al tempo libero del fine settimana. Le differenze tra Paesi sono significative: si passa dalle 6,4 ore giornaliere registrate in Thailandia e nelle Filippine alle 4,2 ore del Giappone e alle 4,1 ore della Svizzera. Il 66% degli intervistati ritiene che l’utilizzo degli schermi abbia un impatto almeno moderato sulla vita quotidiana, influenzando negativamente il sonno, la capacità di concentrazione e l’attività fisica. Per il 39% del campione, tali effetti raggiungono livelli considerati estremi. 
Autore: Educazione Digitale 2 giugno 2026
L’incontro tra informatica e medicina rappresenta una delle trasformazioni più significative della sanità contemporanea. Negli ultimi decenni, l’evoluzione delle tecnologie digitali ha modificato radicalmente il modo in cui i dati clinici vengono raccolti, analizzati e utilizzati, aprendo la strada a un modello di medicina sempre più efficiente, predittivo e personalizzato. La digitalizzazione della sanità Uno dei cambiamenti più importanti è la diffusione delle cartelle cliniche elettroniche. A differenza dei tradizionali archivi cartacei, i sistemi digitali permettono di raccogliere e organizzare in modo strutturato tutte le informazioni relative a un paziente: anamnesi, esami diagnostici, terapie e referti. Questo sistema offre numerosi vantaggi. In primo luogo, migliora l’accessibilità dei dati, consentendo ai medici autorizzati di consultare rapidamente la storia clinica del paziente anche da strutture diverse. In secondo luogo, riduce il rischio di errori dovuti a informazioni incomplete o difficili da interpretare. Infine, facilita il coordinamento tra specialisti, rendendo più efficiente il percorso di cura. Intelligenza artificiale e supporto alle decisioni mediche Un ruolo sempre più centrale è ricoperto dall’intelligenza artificiale (IA). Attraverso algoritmi di machine learning, i sistemi informatici sono in grado di analizzare enormi quantità di dati clinici e individuare correlazioni complesse. Ad esempio, l’IA viene utilizzata nella diagnostica per immagini, come radiografie, TAC e risonanze magnetiche, dove può aiutare a identificare anomalie con grande precisione. In alcuni casi, questi sistemi raggiungono livelli di accuratezza comparabili a quelli degli specialisti umani, contribuendo a ridurre i tempi di diagnosi. Inoltre, l’intelligenza artificiale supporta la medicina predittiva, cioè la capacità di prevedere l’insorgenza di determinate patologie sulla base di fattori di rischio individuali. Questo approccio permette di intervenire in modo precoce, migliorando significativamente le possibilità di prevenzione. Big data e ricerca biomedica La medicina moderna si basa sempre più sull’analisi dei cosiddetti big data sanitari. Si tratta di enormi quantità di informazioni provenienti da ospedali, laboratori, studi clinici e dispositivi indossabili. L’informatica consente di elaborare questi dati attraverso tecniche avanzate di analisi statistica e algoritmi complessi. In questo modo è possibile individuare tendenze epidemiologiche, valutare l’efficacia dei trattamenti e sviluppare nuovi farmaci più mirati. Un esempio fondamentale è la bioinformatica, che combina informatica, biologia e matematica per studiare il DNA e le proteine. Grazie a queste tecnologie, è stato possibile compiere importanti progressi nel campo della genomica e della medicina personalizzata, adattando le terapie alle caratteristiche genetiche del singolo paziente. Telemedicina e assistenza a distanza Un altro ambito in forte crescita è quello della telemedicina. Attraverso piattaforme digitali, i pazienti possono consultare medici e specialisti senza doversi recare fisicamente in ospedale o in ambulatorio. Questo modello di assistenza si è rivelato particolarmente utile per le persone che vivono in aree remote o che hanno difficoltà motorie. Inoltre, durante situazioni di emergenza sanitaria globale, come la pandemia di COVID-19, la telemedicina ha garantito la continuità delle cure riducendo il rischio di contagio. La telemedicina non si limita alle video-consulenze, ma include anche il monitoraggio remoto dei pazienti attraverso dispositivi indossabili che rilevano parametri vitali come frequenza cardiaca, pressione sanguigna e livelli di ossigeno nel sangue. Robotica e chirurgia assistita L’integrazione tra informatica e medicina ha portato anche allo sviluppo della chirurgia robotica. In questo campo, i chirurghi utilizzano sistemi computerizzati per eseguire interventi con una precisione estremamente elevata. I robot chirurgici non sostituiscono completamente il medico, ma lo assistono durante le operazioni, riducendo i margini di errore e minimizzando l’invasività degli interventi. Questo si traduce in tempi di recupero più rapidi e in una riduzione delle complicanze post-operatorie. Sicurezza dei dati e sfide etiche Nonostante i numerosi vantaggi, l’integrazione tra informatica e medicina pone anche importanti sfide. Una delle principali riguarda la sicurezza dei dati sanitari. Le informazioni mediche sono estremamente sensibili e devono essere protette da accessi non autorizzati e attacchi informatici. Un’altra questione fondamentale è di natura etica. L’utilizzo di algoritmi per prendere decisioni mediche solleva interrogativi sulla responsabilità, sulla trasparenza dei sistemi e sul rischio di bias nei dati utilizzati per l’addestramento delle intelligenze artificiali. Per questo motivo, è essenziale sviluppare normative adeguate e garantire un controllo umano costante sulle tecnologie digitali applicate alla sanità. L’integrazione tra informatica e medicina sta trasformando profondamente il settore sanitario, offrendo strumenti sempre più avanzati per la diagnosi, la cura e la prevenzione delle malattie. Dalla digitalizzazione dei dati alla chirurgia robotica, dall’intelligenza artificiale alla telemedicina, le innovazioni tecnologiche stanno contribuendo a rendere la medicina più precisa, efficiente e accessibile. Il futuro della sanità sarà sempre più guidato dai dati e dalla tecnologia, ma resterà fondamentale il ruolo centrale dell’essere umano, sia come medico sia come paziente, in un equilibrio continuo tra innovazione e responsabilità.
Autore: Educazione Digitale 2 giugno 2026
Nonostante l'aumento delle minacce informatiche e la crescente attenzione verso la sicurezza digitale, milioni di italiani continuano a utilizzare password estremamente deboli e facili da violare. Ogni anno, le analisi delle principali società di cybersecurity evidenziano una realtà preoccupante: le credenziali più utilizzate sono spesso anche le più vulnerabili. Le password più diffuse e più violate Tra le password più frequentemente compromesse in Italia troviamo combinazioni semplici e prevedibili come: 123456 123456789 password qwerty 111111 123123 abc123 admin password123 000000 Queste sequenze possono essere individuate in pochi secondi tramite software automatici utilizzati dai criminali informatici. Gli attacchi cosiddetti "brute force" o "dictionary attack" sfruttano infatti enormi database di password già note per tentare l'accesso agli account degli utenti. Perché queste password sono così rischiose? Le password semplici rappresentano un bersaglio facile perché seguono schemi prevedibili. Molti utenti scelgono combinazioni numeriche consecutive, parole comuni o riferimenti personali facilmente reperibili sui social network. Quando una password viene esposta durante una violazione di dati, gli hacker spesso la testano anche su altri servizi. Questa pratica, nota come "credential stuffing", può consentire l'accesso simultaneo a email, social network, servizi bancari e piattaforme di e-commerce. I danni causati da una password compromessa Le conseguenze possono essere molto serie: Furto di identità digitale. Accesso non autorizzato a conti bancari. Sottrazione di dati personali e documenti. Utilizzo fraudolento di account social. Richieste di riscatto o tentativi di estorsione. In molti casi, una singola password violata può aprire la porta a numerosi servizi collegati alla stessa email. Come creare una password davvero sicura Gli esperti consigliano di seguire alcune regole fondamentali: Utilizzare password lunghe Una password dovrebbe contenere almeno 12-16 caratteri. Più è lunga, maggiore sarà il tempo necessario per decifrarla. Combinare diversi elementi È importante utilizzare: Lettere maiuscole e minuscole. Numeri. Simboli speciali. Parole non collegate tra loro. Ad esempio, una frase casuale come "Montagna!Gatto27Nuvola$Verde" è molto più sicura rispetto a "Password123". Evitare informazioni personali Date di nascita, nomi di figli, animali domestici o squadre del cuore sono tra le prime informazioni che un cybercriminale può tentare. Non riutilizzare la stessa password Ogni account dovrebbe avere una password unica. In questo modo, se una credenziale viene compromessa, gli altri servizi rimangono protetti. L'importanza dell'autenticazione a due fattori Anche la password migliore può essere rubata. Per questo motivo è consigliabile attivare l'autenticazione a due fattori (2FA), che richiede una seconda verifica tramite smartphone, app dedicata o codice temporaneo.  Questa misura riduce drasticamente il rischio di accessi non autorizzati, anche in caso di furto della password. Le password deboli continuano a rappresentare una delle principali cause di violazioni informatiche in Italia. Utilizzare credenziali lunghe, complesse e uniche per ogni servizio è oggi una necessità, non una semplice raccomandazione. Investire pochi minuti nella creazione di password sicure può evitare danni economici, furti di dati e gravi problemi di sicurezza digitale.
Autore: News 1 giugno 2026
Un nuovo studio del Brookings Institute evidenzia un significativo divario nell’adozione dell’intelligenza artificiale tra Stati Uniti ed Europa. Nel 2026, il 43% dei lavoratori statunitensi dichiara di utilizzare l’IA sul lavoro, contro il 32% degli europei. Anche a livello aziendale la diffusione è maggiore negli USA, dove il 34% delle imprese ha integrato l’IA nelle proprie attività, rispetto a una media del 20% nell’UE. Secondo i ricercatori, la principale differenza risiede nell’approccio manageriale: negli Stati Uniti i dipendenti ricevono più spesso incentivi, formazione e strumenti dedicati all’IA, fattori che spiegano gran parte del vantaggio americano. In Europa l’adozione è disomogenea: Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi registrano i risultati migliori, mentre l’Italia presenta il tasso più basso, con solo il 25% dei lavoratori che utilizza l’IA. Lo studio evidenzia inoltre che l’uso dell’IA è più diffuso nelle grandi aziende, tra i lavoratori più giovani, con istruzione universitaria e nei settori tecnologici. A frenare la diffusione in Europa contribuiscono anche carenze di competenze tecniche, timori sulla protezione dei dati, incertezze normative e costi di implementazione, come confermano i dati di Eurostat. 
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