Cos'è un'account takeover

Per account takeover si intende la compromissione di un account privato tramite tecniche di hacking di vario genere.


Il significato di takeover corrisponde in italiano ad “acquisizione”: termine da intendersi con accezione prettamente negativa e con fini esclusivamente illeciti.


Il presupposto è che l’hacker entri in possesso delle credenziali di accesso, impiegando le più disparate truffe, tecniche di esfiltrazione o compravendita sul dark web.


Una volta ottenuto l’accesso all’account, il pirata informatico si premura di impedire al legittimo proprietario di accedere i propri profili, modificandone password e username. In tal modo, potrà usufruirne a suo piacimento potenzialmente a tempo illimitato.


Nella maggior parte dei casi, l’obiettivo degli hacker è ottenere un profitto economico dalla loro attività criminale. Difatti, ricorrono spesso al ricatto in seguito al furto di dati informazioni sensibili.


Nel caso di singoli cittadini digitali l’attacco è piuttosto diretto. Nel caso in cui l’obiettivo sia un’organizzazione, l’account aziendale compromesso viene sfruttato come punto di accesso privilegiato per penetrare nei sistemi.


Account takeover Vs. Identity Theft: qual è la differenza


Molto spesso, l’account takeover viene confuso con l’identity theft, ovvero il furto di identità digitale. Certamente, in entrambi i casi si verifica un furto di informazioni eseguito a fini illeciti. Tuttavia, sebbene il confine sia molto labile, si può affermare che:

  1. se, da un lato, chi compie account takeover si “limita” a rubare informazioni per un ritorno economico
  2. dall’altro, l’identity theft comporta la compromissione dell’identità online e offline della vittima


In quest’ultimo caso, infatti, gli hacker prendono possesso dei profili social degli utenti, pubblicando post e messaggi a loro nome e avviando una vera e propria campagna diffamatoria a spese dell’utente. Nonostante ciò, è fuor di dubbio che entrambi gli attacchi investano non soltanto la sfera tecnologica o economica, ma anche quella psicologica ed emotiva.


Account takeover: da cosa è causato


Generalmente, l’accesso illecito e il furto di account sono facilitati dagli utenti finali, che spesso non seguono tutte le buone norme di igiene delle password o sono incapaci di riconoscere i tentativi di phishing.


Tuttavia, ci possono essere delle vulnerabilità strutturali in alcune applicazioni, che possono agevolare notevolmente il lavoro degli hacker.

Esistono una pletora di attacchi, sia “tecnici” che di ingegneria sociale, che possono portare alla compromissione di un account.

Analizziamoli ed esaminiamone insieme le conseguenze.


Phishing


Il Phishing può essere condotto sia su larga scala (spear phishing) che sul singolo utente (whaling phishing).

Qui, l’hacker usa varie tecniche per cercare di frodare l’utente. Affinché la vittima gli consegni le credenziali, l’hacker può inviare finte mail di verifica account, promozioni, sconti ecc.

In ambito aziendale, si è stati sicuramente avvertiti di evitare e-mail sospette: questo perché la posta elettronica è il principale canale su cui viaggiano le campagne di phishing.


Brute-force, dizionari, credential stuffing


Concettualmente sono le prime tecniche che potrebbero venire in mente. Non richiedono necessariamente l’estorsione della password direttamente dall’utente, come nel phishing.

Possono avvenire senza interazioni, ma dipendono fortemente dal mancato rispetto delle buone norme sulla creazione e gestione delle password.


  • Gli attacchi brute-force generano combinazioni alfanumeriche casuali
  • Quelli a dizionario utilizzano database di password più utilizzate, talvolta filtrate in base all’ubicazione della vittima
  • Nel credential stuffing vengono sfruttate le password di un data-leak precedente e usate per accedere su altri servizi


Quest’ultima tecnica sottolinea un’altra responsabilità a carico delle organizzazioni. La gestione delle password deve essere diligente. Ogni volta che non vengono rispettati gli standard di sicurezza nella comunicazione e nello storage delle password, si creano le condizioni favorevoli alla loro esposizione e a furti di dati di ingente portata e gravità.


Presenza di malware sui dispositivi


Un utente distratto potrebbe scaricare dei file compromessi contenenti malware.



Keylogger e Trojan, ad esempio, agevolano le attività criminali degli hacker, anche nell’ambito degli account takover:

  • i keylogger tracciano le battute sulla tastiera mentre l’utente digita username e password
  • alcuni trojan, invece, sono appositamente progettati per trafugare dati sensibili e credenziali


Vulnerabilità in applicazioni e plug-in


Questa volta l’utente finale può farci ben poco. Il problema può risiedere in vulnerabilità di applicazioni o servizi di Terze Parti.

Una vulnerabilità a questo livello potrebbe affliggere chiunque interagisca con il servizio. Potenzialmente, questa problematica potrebbe esporre dati sensibili all’hacker capace di sfruttarla, arrivando anche a colpire diverse organizzazioni contemporaneamente.


Attacchi Man-in-the-middle


In un attacco MitM, l’aggressore si pone a metà strada tra l’utente e il servizio con il quale sta interagendo. Durante l’intercettazione, alcune informazioni potrebbero contenere delle credenziali non opportunamente protette da crittografia.

Da lì, il passo successivo è intraprendere un attacco mirato, forte delle credenziali appena ricevute.

Anche qui l’utente finale può osservare alcune regole, al fine di prevenire il furto di informazioni importanti. Tra le altre, ricordiamo di evitare di effettuare operazioni delicate (es. online banking) se si sta utilizzando una rete pubblica o, in generale, non si conoscono gli standard di sicurezza di una rete.


Conseguenze del furto di account


Se la compromissione dell’account va a buon fine, l’attaccante ottiene i privilegi e le facoltà dell’utente violato.

Perciò si profilano vari risvolti.


Profitto diretto. L’attaccante rivende le credenziali appena trafugate su piattaforme “di settore”, ovviamente illegali. Oltre ad essere destinate ad un utilizzo personale, le credenziali sono anche alla mercè del miglior offerente. Conseguenza diretta è l’aumento del numero di attacchi subiti.


Furto di dati. Una volta ottenute le credenziali, l’attaccante ha la facoltà di accedere ad ogni tipo di dato privato. A questo punto le informazioni vengono esfiltrate. Tra queste potrebbero esserci numeri di carte di credito o addirittura documenti personali utili all’identificazione. I dati rubati vengono messi in vendita o utilizzati come leva contrattuale per l’estorsione di un riscatto.


Iniezione di malware. Molti virus possono rivelarsi molto efficaci se acquisiscono privilegi di sistema anche minimi. Nel caso di account takeover, è possibile immettere dei malware direttamente all’interno del sistema. Il fine è sempre di ottenere una situazione nella quale si possa chiedere un riscatto. Alternativamente, i malware installati aiuteranno l’attaccante in futuri tentativi di offesa.


Creazione di condizioni favorevoli a ulteriori attacchi. Come già accennato, il furto di un account può gettare le basi per una catena di attacchi successiva. Alternativamente, le credenziali trafugate sono memorizzate in dizionari e usate per attacchi di credential stuffing su altre piattaforme.


Libertà di movimento in un network. La violazione di un account può rappresentare il punto d’entrata per un network altrimenti sicuro e robusto. Una volta entrato, l’hacker punta ad ottenere, tramite varie tecniche, ulteriori privilegi al fine di causare più danni possibile ed ottenere profitto.


Prevenzione e mitigazione del rischio di account takeover


Abbiamo visto che le possibili debolezze sono da rintracciare sia a livello di singolo utente che a livello di organizzazioni. Pertanto, la prevenzione passa sia dalla sensibilizzazione del personale che dall’implementazione di funzionalità specifiche.


Prevenzione


La principale causa di account takeover è la scarsa cura nell’applicazione delle buone norme di sicurezza degli account.

Precedentemente abbiamo identificato il phishing come uno dei principali strumenti con i quali si arriva all’account takeover. Per limitare la sua efficacia, una delle soluzioni preventive più impattanti è la formazione.


Nel caso delle aziende, formare il personale su:

  • recenti tecniche di raggiro
  • gestione e creazione di password sicure
  • importanza dell’autenticazione a due fattori


può ridurre il numero di tentativi di attacco andati a segno.


Esistono anche delle soluzioni tecniche che combattono il phishing. I provider di posta elettronica, infatti, spesso forniscono veri e propri filtri anti-phishing, i quali bloccano le e-mail provenienti da domini sospetti.

Infine, per evitare che gli account siano vulnerabili per colpa di bug o falle di sicurezza, è fondamentale testare periodicamente la robustezza delle applicazioni, mediante Vulnerability Assessment o Pentest.

Anche i protocolli di rete vanno valutati attentamente, per evitare che le credenziali che viaggiano su internet vengano intercettate e decodificate.


Mitigazione


Anche se l’account è stato compromesso, è sempre possibile ridimensionare l’azione offensiva. Ovviamente queste mitigazioni vanno implementate in ottica preventiva.


Approccio Zero-trust Security. Questo approccio complica la vita degli attaccanti, in quanto ogni richiesta è rifiutata finché non sono verificati dei parametri univoci. Ad esempio, sono richieste ulteriori assicurazioni sull’identità di chi sta interagendo con il sistema. Una metodologia zero trust capillare è in grado di identificare richieste sospette in breve tempo, salvando il sistema da danni maggiori.


Sandboxing. Essenzialmente, vuol dire creare compartimenti stagni. Quandanche un malware riuscisse a proliferare in un dato ambiente, questa tecnica ne bloccherebbe l’espansione al resto dell’infrastruttura.


Conclusioni


La compromissione di un account rappresenta una violazione critica. Da questa posizione, un attaccante può:

  • muoversi all’interno del sistema violato
  • trafugare dati
  • acquisire maggiori privilegi


Un account bucato è la base di appoggio per successivi attacchi, che gli hacker possono usare per le più svariate finalità illecite.

Non resta, quindi, che applicare le best practice raccomandate di password hygiene, security testing e formazione del personale. Senza dimenticare approccio Zero-Trust, filtri anti-spam e anti-phishing, e impiego intelligente del sandboxing.


© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼

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Autore: Focus 8 agosto 2026
Per milioni di persone il Cloud è diventato quasi invisibile. Foto, documenti, email, video, applicazioni, servizi bancari e piattaforme di streaming sembrano vivere in uno spazio immateriale, accessibile ovunque e in qualsiasi momento. In realtà, dietro questa apparente leggerezza esiste un'infrastruttura enorme e fisica: una rete globale di Data Center che consuma energia, acqua, territorio e risorse tecnologiche. Il Cloud, quindi, non è una nuvola. È un insieme di edifici pieni di server, sistemi di raffreddamento, batterie, generatori, impianti elettrici e collegamenti in fibra ottica. Una macchina industriale indispensabile per l'economia digitale, ma che sta diventando anche una fonte crescente di preoccupazioni. Il Cloud ha un luogo fisico Quando salviamo una fotografia online o utilizziamo un servizio di intelligenza artificiale, i dati non finiscono in uno spazio virtuale. Vengono elaborati e conservati all'interno di computer reali. I Data Center sono strutture progettate per funzionare ininterrottamente, 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno. Al loro interno migliaia, e in alcuni casi decine di migliaia, di server elaborano enormi quantità di informazioni. La continuità operativa è fondamentale. Un'interruzione di corrente o un guasto può provocare il blocco di servizi utilizzati contemporaneamente da milioni di persone. Per questo i grandi centri utilizzano sistemi ridondanti, alimentazioni elettriche multiple, batterie, gruppi di continuità e generatori di emergenza. La stessa infrastruttura che rende il digitale apparentemente sempre disponibile ha però un costo materiale considerevole. L'enorme consumo di energia Il primo motivo di preoccupazione riguarda l'energia. I server devono rimanere costantemente alimentati e, contemporaneamente, devono essere raffreddati. Più aumenta la potenza di calcolo richiesta, maggiore diventa il fabbisogno energetico. La crescita dell'intelligenza artificiale sta accentuando ulteriormente il problema. I sistemi di AI richiedono grandi quantità di potenza di calcolo, soprattutto durante l'addestramento dei modelli e nell'elaborazione delle richieste degli utenti. Non tutti i Data Center hanno naturalmente lo stesso impatto. Dipende dalla dimensione della struttura, dall'efficienza degli impianti, dal tipo di server utilizzati, dal sistema di raffreddamento e soprattutto dalla fonte dell'elettricità impiegata. Un Data Center alimentato prevalentemente da fonti rinnovabili avrà un'impronta climatica diversa da uno che utilizza energia prodotta da combustibili fossili. Ma anche l'elettricità rinnovabile non elimina automaticamente tutti gli altri impatti ambientali. Il problema dell'acqua Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda il raffreddamento. I server producono calore e devono essere mantenuti entro temperature operative precise. A seconda della tecnologia utilizzata, i Data Center possono impiegare sistemi ad aria, circuiti ad acqua o soluzioni ibride. Questo significa che in determinate condizioni una struttura informatica può avere bisogno di notevoli quantità di acqua per mantenere efficienti i propri sistemi di raffreddamento. Il problema diventa particolarmente delicato quando i Data Center vengono costruiti in aree dove le risorse idriche sono già limitate. La domanda da porsi, quindi, non è soltanto quanta energia consumi un'infrastruttura digitale, ma anche quali risorse utilizzi e dove. Data Center sempre più grandi La trasformazione digitale sta aumentando la domanda di capacità di calcolo. Cloud computing, streaming, videogiochi online, social network, servizi finanziari e soprattutto intelligenza artificiale richiedono infrastrutture sempre più potenti. Per soddisfare questa domanda vengono costruiti Data Center di dimensioni crescenti, spesso concentrati in aree strategiche dove è possibile ottenere energia, connettività e terreni adeguati. Questa concentrazione può creare nuove pressioni sulle reti elettriche locali. Un grande Data Center può infatti richiedere una quantità di energia paragonabile a quella utilizzata da una comunità di notevoli dimensioni. Quando più strutture vengono costruite nella stessa area, la domanda complessiva può diventare un fattore importante nella pianificazione energetica. È uno dei motivi per cui la corsa all'intelligenza artificiale non riguarda soltanto software e chip: riguarda anche centrali elettriche, reti di distribuzione, trasformatori, sistemi di raffreddamento e infrastrutture di telecomunicazione. Il territorio trasformato dall'economia digitale Un altro aspetto controverso è il consumo di suolo. Un Data Center non è semplicemente un grande edificio. Ha bisogno di sistemi elettrici, infrastrutture di rete, impianti di raffreddamento, strade, sicurezza e spesso strutture energetiche dedicate. La scelta della posizione diventa quindi strategica. Le aziende cercano aree con accesso a energia affidabile e conveniente, collegamenti ad alta capacità e condizioni favorevoli per il raffreddamento. In alcuni casi questo porta alla trasformazione di aree precedentemente agricole, industriali o periferiche. Il risultato è un paradosso: la tecnologia che permette di lavorare e comunicare senza spostarsi fisicamente può richiedere nuove infrastrutture fisiche e nuovi spazi. Il rumore che arriva dai server Esiste anche un problema più concreto per chi vive vicino a queste strutture: il rumore. Ventole, sistemi di raffreddamento, generatori e altre apparecchiature devono funzionare continuamente. Le emissioni acustiche possono diventare una fonte di disagio per le comunità circostanti, soprattutto quando gli impianti sono di grandi dimensioni e operano senza interruzione. A questo si aggiunge il rumore prodotto dai generatori e dalle attività di manutenzione. Non si tratta necessariamente di un problema insormontabile, perché progettazione, isolamento acustico e regolamentazione possono ridurre l'impatto. Tuttavia, è un ulteriore elemento che dimostra come l'infrastruttura digitale abbia conseguenze molto concrete sul territorio. La sicurezza: un'infrastruttura diventata strategica I Data Center non custodiscono soltanto fotografie personali o documenti aziendali. Al loro interno possono transitare o essere conservati dati finanziari, informazioni sanitarie, comunicazioni, archivi governativi e una parte significativa delle attività economiche contemporanee. Questo li rende obiettivi strategici. Un attacco informatico, un sabotaggio fisico, un'interruzione energetica o un grave guasto tecnico possono avere conseguenze che vanno ben oltre il singolo edificio. La crescente dipendenza dal Cloud introduce quindi una nuova vulnerabilità: concentrare enormi quantità di servizi e informazioni all'interno di infrastrutture altamente interconnesse aumenta l'efficienza, ma rende anche indispensabile proteggerle da una gamma sempre più ampia di minacce. La dipendenza dalle grandi piattaforme C'è poi una questione meno visibile, ma altrettanto importante: la concentrazione del potere tecnologico. Una parte significativa del Cloud mondiale è gestita da un numero relativamente ristretto di grandi operatori. Per aziende, pubbliche amministrazioni e sviluppatori, affidarsi a queste infrastrutture significa ottenere servizi scalabili e affidabili, ma anche diventare dipendenti dalle decisioni tecnologiche, economiche e contrattuali dei fornitori. Se un grande provider subisce un'interruzione, il problema può propagarsi rapidamente a migliaia di servizi apparentemente indipendenti. Il Cloud, dunque, aumenta la resilienza rispetto a molte infrastrutture locali, ma crea contemporaneamente nuove forme di dipendenza. La domanda che pone l'intelligenza artificiale L'arrivo dell'AI sta rendendo questa discussione ancora più urgente. Un motore di ricerca tradizionale, un servizio di streaming e un modello generativo non richiedono necessariamente la stessa quantità di calcolo. L'addestramento di modelli sempre più grandi e l'esecuzione di milioni di richieste quotidiane stanno spingendo le aziende tecnologiche verso infrastrutture specializzate e sempre più energivore. Il risultato è una nuova corsa alla capacità di calcolo. Non basta più costruire software migliori. Servono processori specializzati, memoria, reti ad alta velocità, sistemi di raffreddamento avanzati e una disponibilità energetica adeguata. La competizione nel settore dell'intelligenza artificiale sta quindi diventando anche una competizione per l'accesso all'energia e alle infrastrutture fisiche. Il Cloud non è necessariamente il nemico Dire che i Data Center fanno paura non significa considerarli automaticamente negativi. Il Cloud ha permesso di ridurre numerosi sprechi rispetto a un modello in cui ogni azienda avrebbe dovuto mantenere propri server, sistemi di backup e infrastrutture informatiche. La centralizzazione può consentire un utilizzo più efficiente delle risorse e facilitare la gestione di grandi quantità di dati. Inoltre, i moderni Data Center stanno adottando tecnologie più efficienti, fonti energetiche rinnovabili, sistemi avanzati di raffreddamento e soluzioni per recuperare il calore prodotto dai server. Il vero problema non è quindi l'esistenza dei Data Center, ma la velocità con cui la domanda digitale sta crescendo e il modo in cui questa crescita viene gestita. La vera sfida: rendere sostenibile l'invisibile Per anni abbiamo pensato a Internet come a qualcosa di immateriale. Un clic sembrava non avere peso, una fotografia caricata online sembrava non occupare spazio e una richiesta a un'intelligenza artificiale sembrava non richiedere altro che una connessione. Dietro ogni servizio digitale, però, esiste una catena fisica fatta di energia, metalli, semiconduttori, fibra ottica, edifici e sistemi industriali. Questa consapevolezza diventa particolarmente importante mentre il mondo aumenta la propria dipendenza dal Cloud. La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto costruire Data Center più potenti, ma progettare un'infrastruttura digitale capace di crescere senza trasformare l'efficienza virtuale in un costo ambientale e sociale sempre più difficile da sostenere. Il Cloud continuerà probabilmente a essere uno dei pilastri della società digitale. Ma dietro quella nuvola apparentemente leggera esiste un mondo fatto di cemento, acciaio, elettricità, acqua e macchine. Ed è proprio questa la sua altra faccia: più la nostra vita diventa digitale, più abbiamo bisogno di infrastrutture fisiche capaci di sostenerla. 
Autore: Educazione Digitale 6 agosto 2026
Un modo per trasformare un profilo personale in uno spazio di ricordo digitale La presenza online di una persona non scompare necessariamente con la sua morte. Negli anni i social network sono diventati anche luoghi in cui conservare fotografie, messaggi, ricordi e momenti condivisi. Per questo motivo Facebook ha introdotto gli account commemorativi, una funzione pensata per trasformare il profilo di una persona deceduta in uno spazio dedicato al ricordo, evitando che venga eliminato automaticamente o utilizzato impropriamente. L’account commemorativo rappresenta una sorta di memoria digitale: permette ad amici e familiari di continuare a visitare il profilo, lasciare messaggi di ricordo e mantenere vivo il legame con la persona scomparsa, rispettando però la sua identità e la sua privacy. Che cos’è un account commemorativo di Facebook Un account commemorativo è un profilo Facebook trasformato dopo la morte del titolare. Quando Facebook riceve una segnalazione ufficiale del decesso e verifica le informazioni fornite, il profilo viene modificato con alcune caratteristiche specifiche. Accanto al nome della persona compare la dicitura “In memoria di”, che segnala agli altri utenti che si tratta di un profilo appartenuto a una persona deceduta. L’account non viene più considerato un normale profilo attivo e non può essere utilizzato per accedere alla piattaforma come faceva il proprietario originario. Il profilo rimane però visibile secondo le impostazioni sulla privacy scelte in precedenza dall’utente e può continuare a rappresentare un punto di incontro digitale per chi desidera ricordarlo. Cosa cambia dopo la trasformazione in account commemorativo Quando un profilo diventa commemorativo, Facebook applica una serie di limitazioni per proteggere la memoria e la sicurezza dell’utente. Tra i principali cambiamenti: nessuno può accedere all’account utilizzando la password della persona scomparsa; il profilo non appare più nei suggerimenti di amicizia; non vengono inviati promemoria di compleanno; non vengono pubblicati automaticamente nuovi contenuti; il nome del profilo viene contrassegnato come account commemorativo; alcune funzionalità vengono limitate per evitare utilizzi impropri. Gli amici e i familiari possono comunque continuare a visualizzare i contenuti già pubblicati, se erano autorizzati a farlo, e lasciare messaggi sulla bacheca del profilo. Il contatto erede: chi può gestire un account commemorativo Facebook offre la possibilità di scegliere un “contatto erede”, ovvero una persona incaricata di gestire alcuni aspetti del profilo dopo la trasformazione in account commemorativo. Il contatto erede non diventa proprietario dell’account e non può accedere ai messaggi privati o modificare completamente il profilo. Il suo ruolo è limitato ad alcune attività specifiche. Può, ad esempio: aggiornare l’immagine del profilo e quella di copertina; scrivere un post fissato nella parte superiore del profilo; rispondere alle nuove richieste di amicizia; modificare alcune informazioni relative agli eventi commemorativi; scaricare una copia dei contenuti condivisi dall’utente, se questa possibilità era stata autorizzata. La scelta del contatto erede può essere effettuata direttamente dalle impostazioni dell’account mentre la persona è ancora in vita. Come richiedere la trasformazione di un profilo in commemorativo La trasformazione di un profilo Facebook in account commemorativo non avviene automaticamente. Deve essere richiesta da una persona autorizzata o informata del decesso. Per effettuare la segnalazione è necessario fornire a Facebook alcune informazioni, tra cui: il nome della persona deceduta; il collegamento al suo profilo Facebook; la data del decesso; una documentazione che confermi la morte, come un certificato o un documento equivalente. Dopo la verifica, Facebook procede alla conversione del profilo. Cosa succede agli account senza contatto erede Se una persona muore senza aver indicato un contatto erede, il profilo può comunque essere trasformato in commemorativo. In questo caso nessuno potrà gestirlo attraverso gli strumenti messi a disposizione da Facebook. Il profilo resterà quindi come spazio di memoria, ma senza una persona incaricata di aggiornarne alcuni elementi. Gli utenti autorizzati potranno continuare a interagire con i contenuti disponibili secondo le impostazioni già presenti. Eliminazione definitiva dell’account dopo la morte Facebook permette anche di scegliere un’altra opzione: eliminare definitivamente il proprio account dopo la morte. Attraverso le impostazioni dell’account è possibile indicare che, in caso di decesso, il profilo non dovrà essere trasformato in commemorativo ma cancellato definitivamente. Questa scelta comporta la rimozione del profilo, delle fotografie, dei post e delle informazioni associate all’account. Una volta completata la procedura, il contenuto non sarà più recuperabile. Perché gli account commemorativi sono importanti nell’era digitale La gestione dell’identità digitale dopo la morte è diventata una questione sempre più rilevante. Ogni giorno milioni di persone condividono online fotografie, pensieri, relazioni e momenti personali, creando una vera e propria memoria digitale. Gli account commemorativi rispondono alla necessità di trovare un equilibrio tra due esigenze: rispettare la privacy e la sicurezza della persona scomparsa; consentire a familiari e amici di conservare un luogo virtuale dove ricordarla. Il tema riguarda non solo Facebook, ma l’intero ecosistema digitale. Anche altri servizi online hanno sviluppato strumenti simili per gestire gli account degli utenti deceduti, dimostrando come la vita digitale sia ormai parte integrante della memoria personale e collettiva. La nuova frontiera dell’eredità digitale Gli account commemorativi rappresentano un esempio concreto di come la tecnologia stia modificando il concetto tradizionale di eredità. Oltre ai beni materiali, oggi esiste anche un patrimonio digitale composto da fotografie, conversazioni, documenti e contenuti personali. Gestire questo patrimonio richiede consapevolezza: scegliere in anticipo cosa deve accadere al proprio profilo dopo la morte permette di lasciare indicazioni chiare e ridurre difficoltà per familiari e amici.  In un mondo sempre più connesso, anche il ricordo passa attraverso strumenti digitali. Gli account commemorativi di Facebook sono diventati uno dei modi attraverso cui la tecnologia cerca di preservare la memoria delle persone, trasformando un semplice profilo social in uno spazio dedicato al ricordo e alla continuità del legame umano.
Autore: News 5 agosto 2026
Una nuova funzione semplifica le comunicazioni nelle chat di gruppo, consentendo di richiamare contemporaneamente l'attenzione di tutti i partecipanti. Le chat di gruppo di WhatsApp stanno per diventare ancora più pratiche grazie a una nuova funzionalità pensata per facilitare le comunicazioni importanti. L'app di messaggistica di Meta sta infatti lavorando all'introduzione della menzione "@tutti", un'opzione che permetterà di notificare contemporaneamente tutti i membri di un gruppo con un solo comando. Attualmente, chi desidera richiamare l'attenzione di più persone deve menzionare ogni partecipante singolarmente oppure affidarsi a un normale messaggio, con il rischio che venga ignorato, soprattutto nelle conversazioni più affollate. Con la nuova funzione, invece, sarà sufficiente digitare il simbolo "@" e selezionare la voce "tutti" per inviare una notifica collettiva. La novità è stata individuata nelle versioni di sviluppo di WhatsApp per Android e, almeno nella fase iniziale, sarà disponibile principalmente nei gruppi con un numero limitato di partecipanti. Questa scelta dovrebbe evitare un utilizzo eccessivo della funzione nelle community molto numerose, dove notificare centinaia di utenti contemporaneamente potrebbe risultare invasivo. L'obiettivo è rendere più semplice la gestione di comunicazioni rilevanti, come modifiche a un appuntamento, avvisi urgenti o informazioni che tutti i membri devono leggere tempestivamente. Il sistema si ispira a funzionalità già presenti su altre piattaforme di collaborazione e messaggistica, ma viene adattato alle esigenze dei gruppi WhatsApp. Come accade per molte novità dell'app, anche questa funzione sarà distribuita gradualmente. Dopo il periodo di test nelle versioni beta, Meta potrà estenderne la disponibilità a tutti gli utenti attraverso un aggiornamento stabile, apportando eventuali modifiche sulla base dei feedback raccolti. 
Autore: News 5 agosto 2026
Negli ultimi mesi si sta diffondendo una nuova variante di phishing che fa leva su una delle emozioni più potenti: la paura. Tutto inizia con un'email apparentemente inquietante, nella quale il mittente sostiene di conoscere i siti web visitati dal destinatario e di aver compromesso il suo computer attraverso un malware installato durante la navigazione. Il messaggio prosegue raccontando uno scenario allarmante: il dispositivo sarebbe stato infettato, la webcam attivata a distanza e dati personali, immagini o video privati sarebbero stati raccolti senza che la vittima se ne accorgesse. Per evitare la diffusione di questo presunto materiale, viene richiesto il pagamento di una somma in criptovalute entro un tempo prestabilito. In realtà si tratta di un classico tentativo di estorsione informatica. Nella maggior parte dei casi i truffatori non possiedono alcuna prova compromettente e non hanno realmente preso il controllo del computer. L'obiettivo è esclusivamente quello di spaventare il destinatario, inducendolo a pagare senza verificare la veridicità delle accuse. Talvolta le email includono vecchie password trafugate in precedenti violazioni di dati per rendere il messaggio più credibile, ma ciò non significa che il dispositivo sia stato violato in quel momento. Per difendersi è fondamentale mantenere la calma, non rispondere all'email, non effettuare alcun pagamento e non cliccare su eventuali collegamenti presenti nel messaggio. È consigliabile verificare se le proprie credenziali siano state coinvolte in violazioni passate, modificare le password eventualmente compromesse, attivare l'autenticazione a due fattori e mantenere aggiornati sistema operativo e software di sicurezza. Questa truffa dimostra come il phishing moderno non faccia affidamento solo su link fraudolenti o siti falsi, ma utilizzi sempre più spesso sofisticate tecniche di ingegneria sociale per manipolare le emozioni delle vittime e ottenere denaro o informazioni sensibili. 
Autore: News 4 agosto 2026
Da agosto 2026 prende ufficialmente il via una nuova fase dell'AI Act, il regolamento europeo che disciplina l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Entrano infatti in vigore gli obblighi di trasparenza destinati a rendere più chiaro quando un contenuto o un'interazione sono generati dall'IA, con l'obiettivo di contrastare inganni, manipolazioni e diffusione di informazioni fuorvianti. Tra le principali novità figurano i chatbot, che dovranno informare esplicitamente gli utenti di essere sistemi automatizzati e non interlocutori umani. La stessa logica si applica ai servizi basati sull'intelligenza artificiale che producono testi, immagini, audio o video destinati al pubblico. Un capitolo particolarmente importante riguarda i deepfake. I contenuti audiovisivi creati o modificati dall'intelligenza artificiale in modo realistico dovranno essere chiaramente identificabili attraverso apposite etichette. Inoltre, i fornitori di questi sistemi saranno chiamati a integrare strumenti tecnici, come marcatori leggibili automaticamente, che consentano di riconoscere l'origine artificiale dei contenuti. Le nuove disposizioni coinvolgono sia le aziende che sviluppano modelli di IA sia le organizzazioni che li utilizzano nei propri servizi. Restano previste alcune eccezioni per contenuti artistici, satirici o destinati all'uso personale, purché non vengano impiegati per ingannare il pubblico. L'Unione Europea punta così a rafforzare la fiducia nell'ecosistema digitale, favorendo un utilizzo più responsabile dell'intelligenza artificiale senza ostacolare l'innovazione. Per chi non rispetterà gli obblighi previsti dal regolamento sono previste sanzioni economiche che possono raggiungere importi molto elevati, proporzionati alla gravità delle violazioni e al fatturato delle imprese coinvolte. 
Autore: News 3 agosto 2026
A partire dal 3 agosto 2026, la carta d'identità cartacea non potrà più essere utilizzata per viaggiare all'estero, anche se la data di scadenza indicata sul documento è ancora lontana. La modifica deriva dall'applicazione delle norme europee che impongono standard di sicurezza più elevati per i documenti di identità, favorendo il passaggio definitivo alla Carta d'Identità Elettronica (CIE). La novità riguarda milioni di cittadini che conservano ancora il vecchio documento cartaceo. Chi intende recarsi in un Paese dell'Unione Europea o in altri Stati che accettano la carta d'identità come documento di viaggio dovrà essere in possesso della CIE oppure di un passaporto valido. Presentarsi ai controlli con la sola carta cartacea potrebbe comportare l'impossibilità di partire. Per evitare disagi, il Ministero dell'Interno invita a richiedere con anticipo la Carta d'Identità Elettronica presso il Comune di residenza. La sostituzione può essere effettuata anche se il documento cartaceo non è ancora scaduto e non viene considerata un duplicato, evitando così costi aggiuntivi previsti per altri tipi di rinnovo. La CIE offre inoltre maggiori garanzie contro le contraffazioni grazie al microchip integrato e agli standard di sicurezza comuni adottati dall'Unione Europea. Considerando il prevedibile aumento delle richieste nel periodo estivo, le amministrazioni consigliano di prenotare l'appuntamento con largo anticipo per evitare attese e ritardi. Per chi ha in programma una vacanza o un viaggio di lavoro all'estero, verificare il tipo di documento posseduto diventa quindi un controllo essenziale da effettuare prima della partenza. 
Autore: News 3 agosto 2026
L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), attraverso il CERT-AGID, ha segnalato una nuova campagna di phishing che prende di mira gli utenti SPID sfruttando in modo fraudolento il nome e il logo dell’Agenzia. L’obiettivo dei criminali informatici è convincere le vittime a fornire credenziali di accesso e documenti personali, informazioni che possono essere successivamente utilizzate per furti d’identità o altre attività illecite. L’attacco viene diffuso tramite email dall’aspetto apparentemente ufficiale. Nel messaggio viene richiesto di aggiornare la documentazione associata alla propria identità digitale, invitando il destinatario a cliccare su un collegamento. Il link conduce però a un sito web contraffatto che riproduce l’aspetto di una pagina istituzionale, inducendo gli utenti meno esperti a inserire dati riservati. Una volta raccolte, le credenziali SPID e le copie dei documenti possono essere sfruttate per accedere illecitamente ai servizi online della Pubblica Amministrazione, aprire conti, richiedere prestazioni o tentare ulteriori frodi a nome della vittima. Per contrastare la campagna, il CERT-AGID ha richiesto la disattivazione dei domini utilizzati per l’attacco e ha distribuito gli Indicatori di Compromissione (IoC) alle strutture accreditate, così da favorire il blocco tempestivo delle infrastrutture malevole. Gli esperti ricordano che AgID non invia email con richieste di aggiornamento delle credenziali SPID tramite link esterni. In presenza di comunicazioni sospette è consigliabile non aprire i collegamenti, non inserire dati personali e verificare sempre l'autenticità del messaggio accedendo ai servizi esclusivamente dai siti ufficiali del proprio gestore SPID.  In caso di dubbio, è opportuno segnalare immediatamente l'accaduto al proprio identity provider e modificare le credenziali di accesso.
Autore: News 3 agosto 2026
L'Unione europea compie un nuovo passo nella corsa globale all'intelligenza artificiale con un ambizioso programma destinato a rafforzare la propria capacità di calcolo e ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina.  La Commissione europea ha infatti avviato la procedura per la realizzazione di sette AI Gigafactories, grandi infrastrutture progettate per ospitare i sistemi necessari all'addestramento e all'esecuzione dei modelli di intelligenza artificiale di nuova generazione. Le nuove strutture si affiancheranno alle 19 AI Factories già operative nel continente, ma avranno dimensioni e potenza di elaborazione decisamente superiori. Il piano prevede la costruzione di quattro impianti di medie dimensioni e tre di grandi dimensioni, affidati a consorzi composti da aziende tecnologiche, operatori cloud, enti pubblici e investitori privati. L'investimento complessivo stimato raggiunge i 30 miliardi di euro, combinando fondi europei, contributi degli Stati membri e capitali privati. L'obiettivo non è soltanto aumentare la disponibilità di potenza di calcolo, ma creare un ecosistema tecnologico completo che integri processori dedicati all'AI, piattaforme software, servizi cloud, reti ad altissima velocità e infrastrutture energetiche in grado di sostenere carichi di lavoro estremamente elevati. Queste AI Gigafactories rappresentano un tassello fondamentale della strategia europea per la cosiddetta "sovranità tecnologica". L'intenzione è consentire a università, centri di ricerca, startup e imprese europee di sviluppare modelli avanzati senza dover dipendere esclusivamente dalle infrastrutture di altri continenti, rafforzando al tempo stesso la competitività industriale dell'Europa. La disponibilità di una capacità di calcolo sempre maggiore è infatti considerata uno degli elementi decisivi nello sviluppo dell'intelligenza artificiale. Oltre alla potenza hardware, la Commissione punta a garantire che i futuri sistemi rispettino gli standard europei in materia di sicurezza, tutela dei dati ed etica digitale, trasformando le nuove infrastrutture in un punto di riferimento per l'innovazione responsabile. Con questa iniziativa Bruxelles prova a colmare il divario accumulato negli ultimi anni rispetto ai principali protagonisti mondiali dell'AI, creando le basi per una maggiore autonomia tecnologica e per una crescita dell'intero ecosistema europeo dell'intelligenza artificiale.
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