Il tricolore a intermittenza: perché in Italia insorgiamo solo per i mondiali
In Italia, il termometro della rivolta sociale ha una taratura scientificamente bizzarra.
Se aumentano le tasse, se la sanità pubblica implode o se il costo della vita supera la soglia della fantascienza, la reazione nazionale è un flebile sospiro sui social. Massimo sforzo concesso: un tweet indignato mentre si guarda la TV. Ma basta che la Nazionale di calcio superi i quarti di finale di un torneo minore per assistere a un risveglio collettivo degno della Presa della Bastiglia.
All'improvviso, il Paese si scopre barricadero. Milioni di persone scendono in strada sventolando bandiere grandi come lenzuola, bloccando il traffico con caroselli di utilitarie scassate e clacson impazziti.
È la nostra peculiare forma di democrazia emotiva: ignoriamo le riforme costituzionali, ma siamo pronti a mobilitarci in massa per festeggiare un rigore all'ultimo minuto. Del resto, perché perdere tempo a manifestare per il futuro dei propri figli quando si può intonare "Fratelli d'Italia" in mutande sopra una capote alle tre del mattino?
In fondo, la patria ha un cuore semplice: pane, voluttà e un fuorigioco fischiato a favore.
© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼
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